Caos e disorganizzazione regnano sovrani al Cairo; la parola data è data fino a un certo punto e verrà sempre rimessa in discussione. Tocca fare le domande come i prompt dell’AI, super precise e che contempli tutti i casi possibili. Dopo due corse in taxi alla disperata ricerca di un treno notturno vs sud – che non troveremo – alloggiamo a Giza, presso il Pyramids Essence Hotel, con una bella terrazza con vista piramidi e la nostra stanza ha praticamente una parete in vetro per ammirare le piramidi direttamente dal letto. Tutto intorno, sgarrupo e monnezza in una delle zone più vecchie della vecchia Giza; sono gentili e ci preparano una cena al volo alle 23, ma poi “ehi fammi rivedere la prenotazione, ma sicuro che ha vista piramidi?” Ma che ce stai a prova’?!
La cosa buona è la distanza: dieci minuti a piedi dall’ingresso sfinge, una bella passeggiata in un villaggio antico e degradato dove ci sono scorci di vera vita: il macellaio senza frigo, le vecchie che vendono le verdure, i giovani con cammelli e ronzini e tanta cacca per terra. Prendiamo tutti i biglietti per tutto, ma Cheope e Micerino li salteremo, cunicolo troppo stretto, troppo caldo, troppa calca … 40€ buttati in due. Validissima invece la tomba di Mereshank III. La visione della sfinge mi provoca un moto da sindrome di Stendhal e resto imbambolato sulla panchina per un tempo che mi è sembrato lunghissimo. La zona è vasta, ma meno di quanto ti vogliano fare credere e le tariffe per cavalli e cammelli sono fissate dal governo, occhio a non pagarle prima il doppio. Dalla Sfinge a Chephren e poi a Cheope e le tombe delle regine e dei dignitari prendono circa tre ore con calma. Per Micerino e le foto sceniche di rito facciamo 1h di cammellata; del resto, se non la fai nel deserto, dove la fai? Alle 13.30 abbiamo chiuso il giro e notiamo che ci sono tante guest house proprio vicino all’ingresso della sfinge, se non altro un’area un pochino più sviluppata e con tanti caffè e ristoranti.
Alle quindici siamo alla stazione di Giza per prendere il biglietto verso sud e facciamo la cazzata della vita, fermandoci cinque ore in un bar che poi ci rapina 30€ per 4 caffè e un dolce; ce lo meritiamo.
La notte va via meglio del previsto in questo treno che avrà ottanta anni e non viene pulito da cinque per cifra folle di 110$; almeno è inclusa la cena (oddio…), ma niente wifi e niente presa di corrente. Al mattino il sole è alto e caldo e ci sono solo campi verdi attorno al Nilo ed un gran trambusto di contadini. Nei punti in cui la ferrovia scorre lungo il Nilo, vediamo le prime feluche e sandali. Ad Aswan fa davvero caldo e siamo senza internet; ci facciamo portare ad uno dei 3 hotel suggeriti dalla LP e fermiamo due notti, prima di iniziare a girare per Aswan. Dall’imbarcadero pubblico – uno dei pochissimi posti dove spenderete come un egiziano – ci spostiamo sull’isola Elefantina per pranzare sulla splendida terrazza del Jamaica. Poi passeggiata a piedi sull’isola (un po’ sporca e degradata a dire il vero) e torniamo sulla sponda orientale in corrispondenza dell’imbarcadero a sud; ai giardini panoramici vale davvero la pena spendere il costo del biglietto, grazie ai fantastici scorci panoramici sulle rapide. Prendiamo un tuk tuk e visitiamo l’obelisco incompleto; siamo soli ma un nubiano si incolla stile bostik e ci rovina la visita, che comunque è stra-consigliata. Sulla strada dell’hotel ci facciamo lasciare al souq e devo dire che è uno dei souq più belli del medio oriente. Vivo, non per i turisti, ma per i locals, partendo dalla stazione, lungo la strada pedonale che va vs sud parallelamente al Nilo e alla Corniche. Nonostante siamo in ramadan, i negozi di cibo sono comunque aperti, ma non si vede gente che mangia in strada; l’acqua è comunque tollerata per i turisti ed è possibile mangiare e bere (volendo) in qualsiasi bar o risto (categoria quasi completamente inesistente), ma niente street food. Alla sera ristorante italiano con pizza: uno schifo totale ma ce lo meritiamo (e due) … eppure tanti pizzaioli, in Italia, sono egiziani!
Colazione con splendida vista sul Nilo al Hapi Hotel e poi via verso il tempio di Phile, con un driver super professionale; non lo sapevamo, ma c’è anche la visita alla diga di Aswan, quella alta che ha formato il lago Nasser. Molto interessante, ma neanche mi fermo a leggere i pannelli esplicativi. Il tempio di Phile è una meraviglia su una piccola isoletta di granito che aggiunge ulteriore charme. Nota negativa è il dover contrattare il barchino per il quale ci dovrebbe essere una tariffa standard, ma che non viene rispettata. Facciamo coalizione con una coppia francese e una spagnola e spuntiamo un 200/pax. Al ritorno, ci facciamo lasciare dal driver alla stazione, per acquistare il treno di ritorno e poi decidiamo di andare lungo il souq, fino all’hotel.
E in una viuzza più riparata del souq, ci sono dei tavolini serviti da un falafellaro. Molti nubiani e qualche donna senza velo, nonostante il ramadan. Al tavolo di fianco, una signora nubiana velata prima si scofana un bel falafel e poi si fuma un grande narghilè, viva la donna emancipata. Buttiamo via il pranzo al sacco e ci fiondiamo sui falafel.
Neanche quasi il tempo di tornare in hotel, che già vengono a prenderci per visitare il villaggio nubiano, con una gita in barca vs sud fin quasi alla prima cataratta. E qui il capitano è maestro nel cambiare le carte in tavola per poi chiedere più soldi, un’arte che hanno affinato più o meno tutti gli egiziani che hanno a che fare con i turisti. Il giro sul fiume è bello e man mano che ci avviciniamo al villaggio monta la sensazione di essere in una trappola per turisti. Le barche sono sempre di più e sempre più intruppate; arrivati al molo del villaggio, gli attracchi sono saturi anche in terza e quarta fila. Ci incamminiamo sulla strada principale che è diventato una bancarellificio per il turista; inoltre, un gruppone di cazzoni spagnoli si è sparpagliato su una decina di tuktuk e scorazzano a clacson spianati nell’unica strada che dovrebbe essere pedonale, riprendendo tutto col cellulare. E qui ti sale davvero lo schifo per il turismo moderno. Prendiamo le stradine alternative che salgono lungo il costone della collina ma c’è molta sporcizia e degrado e alla fine ci resta parecchio amaro in bocca. Ceniamo al Saladdin davvero un’oasi di pace sul lungofiume, che sembra molto ben frequentato da locals danarosi.
Quando hai la sveglia alle 3.30 e non dormi perché sai di avere la sveglia alle 3.30 … poi saranno poco meno di 3h vs Abu Simbel, con sosta ad un bar nel deserto che sembra uscito da un film di Salvatores, ed almeno un’oretta di svenimento. Alle 8 precise entriamo nel sito abbiamo due ore per vedere due templi, che ci bastano a stento: personalmente, sarei rimasto anche 4h ad ammirare i colossi, seduto sulla panchina col naso all’insù. La gente è davvero tanta, molta più che alle piramidi, e questo toglie un po’ di magia. Ma pelle d’oca!
Riattraversiamo il deserto e l’amico Monty ci trova l’incastro perfetto (non senza aver provato prima a venderci una crociera più lunga). Check-in sulla nave h14, pomeriggio con ultimo giro al souq, svacco sul ponte con aperitivo al tramonto partenza la sera, 1 gg intero di navigazione con visita ai templi, ed arrivo a Luxor il mattino presto. Super ottimizzato e guadagniamo un giorno.
Ci prendiamo queste 36 ore di svacco totale col lusso dei tempi dilatati che ti impone la crociera; in fondo si tratta di riempire lo spazio tra un pasto e il successivo. Data la tabella di marcia, Kom Ombo lo visitiamo alle 7, siamo i primi alla biglietteria e girare per un tempio del genere quasi da soli è un gran privilegio; anche il museo dei coccodrilli mummificati è molto valido.
Segue relax orizzontale fino alle 12 e appena dopo pranzo, col solleone delle 13 tocca a Edfu. Qui tocca attraversare la città con un calesse e devo dire che è davvero sudicia e con un caos pazzesco. Il tempio è imponente e per certi versi ricorda un foro romano. Anche qui siamo pochi e la cosa sorprendente del tempio sono le tantissime salette in cui ci ritroviamo, praticamente quasi sempre, da soli.
Al ritorno puccetto in piscina gelida e libro sul ponte con sfondo di Nilo, fino alle chiuse di Esna, fino a cena, fino a buonanotte.
RIDONDANZA è il concetto fondamentale. Serve una persona a fare un determinato compito? Mettiamone tre. E così ci sono tre poliziotti a sorvegliare una strada chiusa. Sei individui allo scanner delle borse nei musei e così via. Ma poi Antò fa caldo, io mi appisolo. E la quantità di gente che dorme sul posto di lavoro è impressionante!
Sbarcati all’alba a Luxor, grazie a Santo booking, abbiamo l’hotel proprio sul piazzale della biglietteria del Luxor Temple, è non è nemmeno male, considerato che si tratta di gestione egiziana. Alle 7 siamo già operativi al tempio di Luxor e qui emozione con gli imperatori giganti e il viale delle sfingi. Proseguiamo in calesse (ultimo, giuro) fino al Karnak e qui è proprio la magnificenza, la maestosità che si manifesta con le dimensioni, fin dal Nilo. Forse corriamo inconsciamente, forse l’assenza di una guida ci taglia i tempi, ma facciamo in tempo ad andare in giornata alla valle dei re e qui anche emozioni a go go con le tombe di Tutankamon e Ramses V che è un po’ la cappella Scrovegni dell’Egitto (ma non solo) peccato per la tomba di Seti I per la quale non avevamo acquistato il biglietto. C’è ancora il tempo per il maestoso tempio funerario di Hatsetpeth, la più potente delle regine, anche se non la più famosa. Ripassiamo in hotel che è ancora giorno e alle 18 ci buttiamo nel souq, un bel po’ turistico all’inizio, ma poi la musica cambia e siamo nella parte vera e pulsante per egiziani. Troviamo anche un ristorantino con un discreto menù, in mezzo alla polvere, giusto prima dello spettacolo notturno presso il Karnak.
Ecco, lo spettacolo di suoni e luci di Karnak è una vera schifezza. Qualche faretto che si accende qua e la mentre le voci fuoricampo narrano la storia in maniera pallosissima. 20$ a testa buttati. Eppure, ci sarà qualche artista in grado di scrivere uno spettacolo gradevole?! E se non egiziano, in Europa sicuro.
Alle 7.30 puntuale arriva il driver Mahmood e socio; saranno 5h tra strade polverose, monnezza, colazione egiziana, alt di polizia con annessa mazzetta e si arriva al nostro tanto non amato Mangrove bay. Una vacanza al Mangrove bay è un atto di fede, riposta, quest’ultima, nel bilancio finale che dovrebbe fare pendere verso i PROs (perché i CONs sono tanti).
Pochi km sotto Quseir una insegna sgarrupata nunzia che ci siamo, dopo 5h di pacche addormentate e schiena sudata. Porte girevoli che non girano, scanner spento e please show receipt alla reception. Vabbè pranzate che poi vi do la stanza, e dopo 20m la stanza è magicamente pronta ma ehi, senti la sabbia sotto i piedi, ehi, l’acqua risale dal sifone a terra, ehi, sul terrazzino ci sono ancora le tazze sporche di quello di prima, ehi, vieni a rifarmi la stanza subito! Sembra di stare a Cuba; c’è tutto, ma tutto consunto e sgarrupato. E poi internet che non va, ma ho sentito IT tecnichian, tra 1h riparte … e passano 4h. A cena non c’è l’inutile maestosità dei villaggi turistici, ma neanche poco a dire il vero; però tutto buono e genuino. E la TV in camera con 0 canali funzionanti, ma due letti queen size mooolto comodi; e asciugamani (consunti e scoloriti) per il mare a catafottere. Già il mare: siamo su una baia che rientra, una vera manna in un tratto di mare molto turbolento, con un house reef che non ha nulla da invidiare ad altri tratti di costa, due spiagge, una con sabbia quasi bianca e palme. Nessuna animazione, nessun gioco aperitivo, che poi, anche a volerlo fare, è davvero complicato, che il bar apre quando gli pare. E nessuno che ti rompe con richieste se vuoi questo o se vuoi quello; alla fine i suoni più fastidiosi sono quelli degli italiani che stanno al telefono o fanno caciara tra di loro. Insomma, una gran pace e, alla sera, tutto illuminato da lucine che fanno sembrare quasi un presepe le stradine tra i bungalow. Bilancio? Vincono i PROs!
Escursione a Marsa Mubarak, tutti intruppati, ma per fortuna non siamo poi tantissimi, la barca è moderna e molto grande. Thè e caffè in abbondanza per scaldarci nel vento che oggi è fastidioso (e domani sarà pure peggio). Navighiamo per mezz’ora ma lenti da morire, assieme praticamente a tutte le altre barche che fanno escursioni, spostandoci nella baia subito a sud. Le barche ancorano al largo, vicine, mentre si viene portati al centro baia – sabbiosa e profonda si è no 5m – con i gommoni. Neanche faccio in tempo a tuffarmi e infilare la maschera in acqua che a sinistra c’è una mucca che bruca il fondale … IL DUGONGOOOO!!! Scatto 1.372 foto poi, complice anche la gang di imbecilli che vogliono toccarlo per forza, il dugo si rompe i maroni, non ci manda a quel paese giusto perché non ha le braccia, ma fa 4 pinnate 4 e scompare, bye bye cafoni. Mi metto in posa per una foto subacquea e eccole due tartarugone che brucano … Anche qui il divemaster fa una gran fatica per evitare che i cafonazzi allunghino le mani sulle due bestioline e almeno stavolta ci riesce. Risaliamo in barca e dopo altri 15m di navigazione a passo di lumaca, sempre tutti assieme, ci fermiamo per una snorkelata su reef veramente bello a parete su fondo sabbia, alto una decina di metri dove un boxfish enorme fa la sua porca figura. Risaliamo, tanto vento, tanto sole, tanto pranzo e per le 15 siamo a terra. Escursione valida e pelledoca per il dugo!
Al ritorno vs Luxor, dove ci aspetta un altro treno notturno per Cairo, ad ogni cambio di provincia, check-point, ogni check-point, mazzetta.
Sono le 6am del primo sabato dell’Eid, per definizione giornata sonnacchiosa; sembra un primo Gennaio nostro. In giro praticamente nessuno, ma meglio così, dato che abbiamo un tour de force. Metropolitana fino a Ramses, dove lasciamo il bagaglio, e poi sempre in metro vs il bazar di Kahnel Kahlili. Mandria di pecore per strada, negozi tutti chiusi, caffè e tè allo storico El fishawi. Proseguiamo con un mezzo mortorio e qualche goccia di pioggia e allora ce li guardiamo per bene questi monumenti lungo la al Moez e sono davvero una bella scoperta poi siamo soli e ci piace un sacco. Qualche passo a Cairo downtown, con le sue palazzine in stile liberty, ma davvero nulla che valga la pena ricordare se non lo sgarrupo generale. Metro, bagagli, taxi e siamo al GEM alle 14 ed è davvero un’astronave ad aree tematiche e poi il tesoro di Tutankamon che è una cosa favolosa. Dopo circa 4 ore di nuovo taxi, aeroporto, controllo passaporto e ciao Egitto; che emozioni mi hai regalato!
